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Sai qual è il problema?! Che quello che provi tu per qualcuno non sarà mai uguale a quello che quel qualcuno prova per te. La fiducia che hai tu in quella persona, la spontaneità che le mostri, i sentimenti che tu pensi siano veri e reciproci sono solo utopia, illusione che la sincerità, quella che tu hai messo davanti a tutto, sia stata messa anche dall’altra parte. La generosità, il volersi bene in modo incondizionato, non si può sapere quando sono davvero corrisposti. Ed è così che va il mondo, è questo che bisogna sapere quando comincia a crearsi un’amicizia o un qualsiasi altro rapporto, bisogna andarci cauti, “con i piedi di piombo”.

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È vero, prima di avere un amico, bisogna esserlo, bisogna dare prima di ricevere. Dare affetto, dare certezze, dare sincerità, spontaneità. Ed è inutile aspettare che quel qualcuno ti dia qualcosa, perché quel qualcosa devi darlo anche tu.
Non importa quanti amici o quante persone vicine tu abbia, ma è importante che tu impari a coltivarli questi rapporti, impari che è facile dire “ti voglio bene” o “migliori amici” o quel maledetto “per sempre” (che odio da morire) ma che non è facile riconoscere dove ci sia anche sincerità, dove effettivamente ci sia una persona pronta lì, ad aiutarti in ogni momento, a sostenere te e le tue idee, a rimproverarti quando necessario, impari che il primo passo non bisogna aspettarlo, ma farlo e farlo insieme.

[Per fortuna dopo anni e dopo esperienze, sono in grado di riconoscere chi veramente c’è nella mia vita, ma ancora non sono in grado di allontanare chi non c’è più (e non pensiate che io intendi fisicamente, è chiaro, no?!).]

Claudia.

Cià Uagliò.

Venerdì 17-07-98 Stadio San Paolo, Napoli
Ricordo molto bene questa data anche se sembra impossibile per quanto fossi piccola all’epoca, ma fa parte di quelle poche cose che mi sono ben chiare in mente. L’ho sempre ricordata come una forte emozione, un’immensa gioia, una data importante.
Il mio primo concerto e a cantare era Pino Daniele. Pinuccio.
Ricordo persino che portava un bermuda e una maglietta, si, una maglietta molto semplice, probabilmente, mi colpì all’epoca e me lo sono portato dietro come ricordo fisso in mente.
Magari non sembro essere una sua grande fan, invece per me lui è il migliore, il più grande, l’unico cantante napoletano che ho sempre accettato, l’unico che non mi sono mai stancata di ascoltare. Soprattutto nei momenti più difficili, più tristi, in cui ci voleva una botta di relax, nei momenti di nervosismo. È bastato mettere una sua canzone e tutto si è fermato. Sapevo che la sua musica era lì a soccorrermi quando necessario, pronta lì, come una mamma premurosa.
Cantante pazzesco e persona molto umile e sincera. Questo è sempre apparso e questo è sempre stato per me.
La mattina del 5 gennaio per me è stato scioccante. Non mi sembrava vero. Non potevo (e non posso) crederci. Svegliarsi e sapere che non è più qui, che non è più qui con noi, a proteggere e condannare questa città, che non può più cantarla. Impensabile.
Non lui e non così. Tremendo.
In occasione della morte di altri cantanti la tristezza e un pizzico di incredulità ci sono stati, ma stavolta è diverso, stavolta è tutto più forte.
Pinuccio nostro, Pinuccio che ha parlato tanto di noi, ci ha portati ovunque, con i nostri pregi e difetti.
Pinuccio, che ancora vive in noi, che ancora lo sentiamo in giro, lo percepiamo quando ascoltando una sua canzone versiamo lacrime e ci viene la pelle d’oca.
Pinuccio, che spero non venga mai dimenticato, perché solo allora sarà morto davvero. Anzi dovrà essere tramandata la sua musica, la sua poesia, così come abbiamo fatto per tanti altri poeti e scrittori.

Cià Uagliò.

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