Basta Crederci. 

Nulla è impossibile ma molto è difficile. Ho cominciato piano piano a dubitare del fatto che i sogni vengano prima di tutto, sono l’unica cosa in cui credere e che va messa davanti prima di ogni cosa. Era la cosa che credevo fermamente, più di tante altre. Ho avuto dubbi fin quando non ho ripensato alla frase del libro “Cosa ti manca per essere felice?” di Simona Atzori, che dice “Tutto parte da un sogno. Che va curato, innaffiato e amato, poi frammentato in passi concretizzabili, “umanizzato” e spogliato della sua connotazione poetica per diventare reale.Però resta sogno. Quando lo vedo prender corpo e capisco che è lui, che lo sto vivendo, non mi chiedo cosa farò: so già che ne sognerò un altro“.

E allora ho pensato che è così. Raggiungi un sogno, nel frattempo ne coltivi un altro, e vai avanti così. Credendoci fermamente!

Crescere vuol dire anche questo, cominciare a credere che quello che si vuole non è proprio dietro l’angolo, prima che cominci la discesa c’è una bella salita. Prendere decisioni che costeranno sacrifici, costeranno lacrime, ripensamenti. Ma significa anche maturare l’idea che la scelta giusta non è quella più semplice. Anzi, è quella che ti porterà con più sacrifici al tuo traguardo, in modo da poter dire di averlo guadagnato con tutte le forze. Crescere significa ogni tanto essere deboli, mostrare il lato fragile, non sempre quello forte e indistruttibile (apparentemente). 

Questa è la vita. Alti e bassi, felicità e malinconia, forza e fragilità. Ma nella vita basta crederci! Credere in tutto ciò che si fa, prefissarsi l’obiettivo davanti a sé e crederci a tal punto da stancarsi, da indebolirsi ma costruendos piano piano una corazza così forte e resistente che potrai portare per tutta la vita. 

Il buon Nietzsche diceva “Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come“. 

Non è forse così?!

  
Claudia 

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Il mio post fuori luogo..

– Je ne regrette rien –

13 Novembre 2015 mattina: mi passa davanti un link di un articolo in cui vengono mostrate alcune poesie francesi su Parigi. Sono all’università e quindi penso “lo leggerò con calma stasera”, magari dopo lo studio per rilassare un po’ la mente. 

13 Novembre 2015 ora di pranzo: sono in metro e per la prima volta prendo dallo zaino il libro di grammatica francese comprato a Parigi a gennaio e comincio a leggerlo, studiarlo un po’.

E invece, quella sera anziché leggere poesie su Parigi o il mio libro, leggo notizie. Quelle notizie che ripiombano così all’improvviso, che non mi aspettavo, che avevo già letto precedentemente e non avrei mai e poi mai voluto rileggere. Notizie che si susseguono, si accavallano una sull’altra. E più si va avanti e più faccio chiarezza. Chiarezza perché all’inizio non mi sembrava vero, non volevo crederci. Finché poi resto attaccata alla TV fino alla fine, fino a quando tutto è finito. Male, ma è finito. 

Più andavo avanti più mi sembrava di rivivere “l’incubo” di quel 7 gennaio, quando a pochi giorni dalla mia partenza, la mia prima partenza per la Ville Lumière, riceviamo la notizia di quell’attentato. E da lì non vi sto nemmeno a dire la paura, l’ansia di dover andare lì. Le notti passate a seguire telegiornali, notiziari, documentari. Tutte le notti, per quei venti giorni che passarono dal 7 gennaio alla mia partenza. Allora mi convinsi che nessuno poteva fermare il mio viaggio lì, nessuno poteva fermarmi dal raggiungere quella che ancora considero la mia città dei sogni. Mi convinsi del fatto che Parigi oramai era stata già FERITA e quindi andammo. Con tanta ansia ripeto, ma partimmo. 

Stavolta proprio per quest’ultima mia convinzione non mi aspettavo di dover rivivere quell’incubo. Forse sarò paranoica, ma per me è stato di nuovo un incubo. Ha stimolato di nuovo in me quelle stesse sensazioni di gennaio, di nuovo l’ansia, di nuovo la paura (forse ancora in più), di nuovo rabbia, avvilimento, sete di conoscenza per capirci sempre di più. Anche stavolta attaccata alla TV o alla ricerca spasmodica di qualsiasi cosa mi avesse potuto dare notizie. Anche stavolta a immedesimarmi nelle vite dei francesi dopo tutto questo, turbati nella loro quotidianità. 

Questo post forse ora è fuori luogo. Dopo l’attacco dei francesi è molto fuori luogo ma prendetelo solo come una pagina di diario, magari datata sabato 14-11-15. Resta il fatto che Parigi la sento un po’ come mia e quindi la ferita è stata di nuovo profonda.

Il link delle poesie è questo qui. Lo lascio anche a voi così magari insieme possiamo assaggiare un po’ di quella luce, che Parigi non perderà mai. 

   
Claudia. 

La vie.

– Sur le fil –

A volte mi fermo a pensare. Mi domando spesso come potrebbe essere la mia vita se avesse preso una piega diversa. Se le avessi dato un’altra direzione, un’altra impronta. Se le avessi dato altre istruzioni, un altro sguardo. Se in alcune situazioni mi ci fossi buttata in maniera differente, se a volte avessi pensato prima di agire. Indubbiamente molte esperienze non le avrei fatte ma tante altre mi avrebbero teso la mano e trascinata fino all’ultimo istante.
Avrei dovuto stare a sentire i miei sogni di bambina? Avrei dovuto intraprendere una carriera artistica? Avrei dovuto approfondire fin da piccola i miei studi di danza? 

Chissà..chissà che un giorno non mi stufi e la cambi completamente..chissà che non decida di prenderla tra le mani e farne qualcosa di diverso, magari di più piccolo, ma che riesca in ogni caso ad essere la vera parte di me che voglio far esprimere.. 

   

Claudia.