Quando passo le foto dal cellulare al pc sono sempre tentata a spostare anche quelle del viaggio a Parigi. Ma non ho il coraggio. Non ho il coraggio di spostare quei ricordi, di lasciar andare via quei momenti. Ricordo ogni singolo attimo di quel viaggio e ogni emozione provata lì da quando ho messo piede fuori dall’aereo a quando ho rimesso piede sull’aereo per tornare.

Ricordo ancora con le lacrime agli occhi quando per la prima volta uscita dalla metro ho visto la Senna ed è bastato spostare un po’ lo sguardo per ammirare la maestosa Tour Eiffel, per ritrovarmici poi sotto quando è partito il gioco di luci che affascina ogni sera.

Ricordo quando abbiamo camminato lungo la Senna abbracciati, fino a Place de la Concorde, per tutti Champs-Élysées fino all’Arc de Triomphe, quando camminando per le vie della Ville Lumière alzavamo gli sguardi verso i palazzi, verso le case e i sottotetti parigini, verso i vicoletti illuminati, fantasticando qua e là una futura casa immaginaria.



Ricordo l’emozione di salire sulla Tour Eiffel per la prima volta. Sembra quasi impossibile che una costruzione di ferro così antica potesse ancora estendersi con fare imponente su tutta la città e da questa poterla ammirare tutta, poter toccare quasi il cielo con il dito. Salire fin lassù e sentirsi liberi, liberi e privi di tutte le catene che tengono chiuse le nostre emozioni, così da poterle far andare via per poterle esprimere. E scendere poi tutti quei gradini dal secondo piano fino a terra. Mamma mia, che fatica.


  
  
  
 

Ricordo perfettamente i musei, il Louvre e ancora di più il Museo d’Orsay, il passare da una sala all’altra con la meraviglia negli occhi e ritrovare quelle opere studiate al liceo e poterle apprezzarle dal vivo. Proprio lì, dove sono conservate le mie opere preferite, quelle dei grandi artisti, quelle che hanno segnato la storia.




  
  

Ricordo Notre Dame. La cattedrale e le sue torri, i suoi 420 gradini per salire fin su. Ricordo che non finivano mai, una scala a chiocciola, illuminata appena e infinita. Ma, ragazzi, lassù ci aspettava una vista spettacolare. Per me la più bella di Parigi. La più particolare, la più caratteristica, la più emozionante. Da lassù si può davvero ammirare ogni cosa. E la cattedrale è meravigliosa (soprattutto quando ad accogliere c’è un coro gospel all’opera).

  





  

Ricordo Montmartre, il Moulin Rouge e il bar del film “Il meraviglioso mondo di Amélie”, Rue Lepic e Place du Tertre. E i ritrattisti, artisti, pittori. La basilica Sacré-Coeur e la sua cupola enorme bianca.

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E, infine, ricordo l’ultima sera. L’ultima sera non l’avevamo programmata, non sapendo che forse sarebbe stata quella più emozionante. Finalmente anche il terzo piano della Tour Eiffel era aperto, forse era il primo giorno di apertura. Così, carichi di adrenalina salimmo fino all’ultimo piano. Per descrivere quel momento uso una sola parola: LIBERTÀ. È l’unica cosa che ho provato salendo fino al terzo piano, non pensi più a nulla se non a goderti la vista di tutta la città.


   

  

Parigi fa innamorare proprio tutti. Io l’ho sempre amata incondizionatamente. Sono andata lì con il mio fidanzato e la cosa più adorabile è sentirmi dire ” Napoli è la mia città, è il mio amore, ma a Parigi andrei a viverci anche subito”. Era proprio quello che desideravo, ho sempre sperato che anche lui ne fosse colpito quanto me.

Io sono di nuovo con la guida alla mano.. Perché Parigi è così, è una città che lascia incantati, lascia senza fiato.

Claudia

 

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2 pensieri su “Mon Voyage à Paris.

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