Era scritto nelle stelle..

Era scritto nelle stelle..

Ed Sheeran – Perfect

In quello che era un manto di stelle infinito noi ci siamo ritrovati, ci siamo ritrovati per restare insieme per sempre. Ci siamo ritrovati con i nostri sogni, ci siamo ritrovati per realizzarli ed eccone qui uno.
Il 21 settembre ci siamo sposati. Non so ancora bene descrivere con le parole tutte le emozioni che abbiamo provato, non so elencarle nemmeno tutte, sono tante e sono tutte più grandi di noi. E ancora siamo dentro a questo vortice.
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Presa ancora da tutta questa adrenalina, ho pensato di dedicare una sezione del blog al matrimonio, a quella che è stata l’organizzazione, ai dettagli che hanno reso unico quel giorno.
Oggi comincio nel primo post a mostrarvi qualcosa. Non vi dico che ci sarà un appuntamento fisso, ma sarò fedele alla promessa di parlarvi per bene di quello che al momento è stato il nostro giorno più bello.
Veniamo al sodo. Nei primi mesi di organizzazione del matrimonio ignoravo profondamente l’esistenza del coordinato cartaceo che potesse rendere unico, insieme ad un’altra serie di dettagli, quel giorno.
Il coordinato cartaceo è appunto un insieme di oggetti (cartacei o meno) che sono coordinati tra loro, seguendo una stessa grafica o stile. La scelta del coordinato nel caso nostro è stata preceduta dalla scelta di un tema innanzitutto in modo tale da poter dar via alla realizzazione di tutti i componenti. Noi abbiamo scelto come tema “Era scritto nelle stelle”, quindi le costellazioni. Scelta dettata dal desiderio di volere un qualcosa di romantico, che avesse come colore principale l’azzurro e le sfumature (nostro colore preferito) insieme al bianco e ad un tocco di dorato, e soprattutto dettata da quello che sono sempre stati nella nostra storia i riferimenti alle nostre amate stelle.
Insieme al coordinato abbiamo pensato anche ad altri piccoli accorgimenti che potessero completare il tutto rendendo quel giorno una coccola per noi e per gli invitati (ma di questo ve ne parlerò in un altro post).
Nelle foto seguenti vi mostro il nostro coordinato, spiegandovi mano mano la funzione di ogni componente.

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Innanzitutto la partecipazione. La “busta” in carta kraft con profilo in taglio laser. All’interno i cartoncini con le informazioni relative alla celebrazione in chiesa e alla location (La Terra degli Aranci) con la grafica filo conduttore e una taschina con la mappa per arrivare in location.

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Sulle panche in chiesa oltre ai classici libretti, abbiamo voluto regalare agli invitati delle bag con all’interno il nostro libretto per seguire la messa, con un fazzoletto “lacrime di gioia”, un ventaglio decorato da me con un fiocchetto azzurro e una stellina dorata, e un sacchetto con il riso “pioggia d’amore”.

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In location i nostri ospiti hanno trovato sui tavoli il menù, un cartoncino segnatavolo (che richiamava il tableau composto dagli stessi cartoncini con i nomi degli invitati divisi nei tavoli), e ognuno aveva come segnaposto un macaron dipinto e decorato a mano, posto in una scatolina con il tag “Grazie!” in plexiglass (i segnaposti li abbiamo fatti realizzare dalla bakery Sciardac).

Per il taglio della torta gli ospiti ci hanno aspettato con le stelline scintillanti che portavano il tag sulla sinistra, e per la confettata avevamo previsto le scatoline e i tag per ogni gusto di confetti sempre in coordinato con il tutto.

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Ecco la bomboniera, in realtà la bomboniera per gli invitati e quella più piccina da donare a chi ha avuto un dolce pensiero per noi pur non essendo invitato al ricevimento (per queste ci siamo affidati ad Estia Bomboniere).

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Infine due cose che teniamo con ancora più cura sono il guestbook, il libro delle dediche degli invitati, e il cake topper da poter utilizzare anche in altre occasioni future.

In questo primo post ho voluto mostrare i dettagli principali che abbiamo fatto realizzare per il nostro giorno da My Creative Lab.
In un successivo post vi mostrerò altre idee che però abbiamo realizzati noi, per coccolare i nostri invitati e farli sentire a loro agio in quella giornata.

Claudia.

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La realtà è altrove.

La realtà è altrove.

Tutti pronti a vivere le vite degli altri senza vivere realmente le proprie. Stiamo lì a passare il nostro tempo a vedere cosa fa uno e cosa fa l’altro. Perdiamo letteralmente il nostro preziosissimo tempo a seguire passo passo le vicende di qualcuno e quel qualcuno non siamo noi.

Ehi sveglia! La vita vera è altro, la realtà è altrove!

Diciamoci la verità, quanto tempo passiamo spiaccicati a questi telefoni, tra stories, pubblicità, post? Quanto tempo a decidere quale foto sia più pubblicabile, più instagrammabile (nuovo aggettivo coniato dai più, che “petaloso” scansate)? Quanto tempo stiamo ad aggiornarci sulla vita degli altri, di quelli famosi, invece di aggiornare la nostra vita? Stiamo lì a scorrere le stories, intrigandoci di cosa succede a quelli che seguiamo, facendo scorrere così minuto dopo minuto le nostre giornate. Dobbiamo stare lì a ricevere per primi le nuove notizie che dobbiamo sbandierare sempre per primi alla nostra cerchia di conoscenze o semplicemente per avere anche noi il nostro momento di celebrità a notare per primi qualcosa. Quante volte siamo andati in una città e abbiamo sentito il bisogno di dover fare una determinata foto, perché semmai vista sui social, e abbiamo scattato fino ad ottenere la foto perfetta? O davanti ad un bel piatto siamo stati lì a fare tremila foto per mostrare a tutti quello che abbiamo dopo due secondi mangiato? Siamo diventati tutti fotografi, e a seguire food/travel/fashion blogger-influencer, content creators.

Non fate finta di meravigliarvi di fronte a quest’elenco, ma analizzatevi da soli. Io l’ho fatto, e ragazzi in realtà facciamo se non tutto ma buona parte di queste cose. Involontariamente, o meglio per abitudine, andiamo avanti così. In uno stato di annebbiamento mentale, in cui non siamo più motivati, siamo bombardati da persone tutte uguali, che fanno le stesse cose, ci pubblicizzano le stesse cose, e noi appresso a loro ci ritroviamo a plasmarci con quello che i social passano.

A me la lampadina si è accesa perché io ho sempre una mia fidata agenda e ho notato che giorno per giorno non riuscivo a fare tutto quello che avevo segnato, tutto quello che mi programmavo. Perché perdevo tempo. Perché si in questa vita ci prendiamo anche la briga di perder tempo. Ovvio che non parlo di grandi impegni, ma per una creativa, porsi degli obiettivi è super importante e non raggiungerli è dannoso. E spesso la mia perdita di tempo è ricaduta sulla ricerca spasmodica di idee e ispirazioni che mi hanno portato a svagare troppo senza concludere nulla. Quando mi sono resa conto di non aver nulla di concreto tra le mani e troppe idee nella testa, ho dovuto mettere il mio stop!

Spero che con il tempo, tutti riusciamo a fare un passo indietro, un passo verso un mondo in cui diventi più importante guardarsi negli occhi anziché averli sempre fissi su uno schermo, fare una passeggiata mano nella mano senza l’intralcio di un cellulare, parlare e parlare senza però guardare contemporaneamente un cellulare che ci porta con la mente indubbiamente altrove. Facciamo un passo indietro, tutti.

Claudia.

#slowfashion pt.2

{Avete mai fatto caso alle pieghe dei vostri vestiti? Avete mai fatto caso alle loro cuciture? Quante volte piegandoli avete notato quanto siano “storti”?}

La campagna #fashionrevolution mi ha fatto tanto pensare. È vero che i vestiti sartoriali, quello realizzati dai piccoli artigiani, o piccoli brand, costano e anche tanto. Però il prezzo è il prezzo giusto che richiede un prodotto venuto fuori da uno studio approfondito dei materiali, delle tecniche, dalla passione di chi riesce a realizzare prodotti curati, precisi, di chi ha a cuore la sostenibilità nel campo della moda.

Ho cominciato a far caso veramente a queste cose da quando qualche annetto fa sono stata dalla zia sarta per realizzare un vestito insieme, ricavando il cartamodello da un mio vestito e lei (sarta vecchio stampo, che di vestiti ne ha realizzati nel tempo) non faceva altro che lamentarsi di quanto fosse impossibile ricavarlo da un vestito praticamente stortissimo perché realizzato industrialmente (anche se poi ci è riuscita!).

Un altro episodio che ha suscitato questa curiosità risale a quando per caso ho notato la piega fatta ad un top che ho acquistato in un negozietto qui in zona..ragazzi una cosa oscena! Ovviamente il prodotto corrisponde perfettamente al suo costo.

Non ultimo, ho dovuto fare le pieghe (le mie prime pieghe per giunta) ad alcuni pantaloni. Ho notato quanto storte siano le cuciture, non ho voluto farmi subito maestra, perché magari anche io non sarei stata capace di realizzarle perfettamente. E invece mi sbagliavo, con la mia macchina sono riuscita con la giusta attenzione a realizzarle per bene. Vi ho anche messo un video! Per non parlare sul filo chiuso in modo non pulito per giunta sul dritto del pantalone.

Sono cose che ho a cuore dato che il sogno di realizzare abiti resta sempre acceso. E sono cose che avrei il piacere di trasmettervi per farvi riflettere e farvi avvicinare un po’ in più a questo magnifico, seppur caro, mondo dell’artigianato.

#SlowFashion

– C’est si bon –

Immaginate una bambina di otto anni circa, che nei suoi momenti liberi, oltre a giocare, passa il suo tempo a disegnare, riempire pagine, quaderni interi, di vestiti. Per ognuno inventa anche il nome, sceglie i colori e le fantasie. E se le chiedete “tu cosa vuoi fare da grande?”, lei vi risponde “la stilista di moda”. I pomeriggi passati così, a sfogliare le riviste di vestiti per prendere qualche idea e a modo suo riportarla sul suo blocco da disegno, immaginando anche di poterli realizzare davvero. I disegni vanno avanti per anni fino ad un blocco totale. Matita sul tavolo e non più sul foglio e punto, si dedica ad altre passioni, scrive il suo percorso di vita verso un’altra direzione.

Qualcuno avrà sicuramente già capito che quella bambina sono stata io. E anche se mi sono prefissata degli obiettivi che si distaccano completamente da questo mio grande sogno, non vi nascondo che nel più profondo c’è ancora questa fiammella che brucia.
Ho imparato a cucire, sono partita da piccole cose e sono passata a qualcosa di più elaborato. Ma crescendo c’è stato un altro pensiero che si è insinuato nella mia mente. Non so se avete mai sentito parlare di abbigliamento sostenibile, di slow fashion. La moda lenta. Ossia lo sviluppo di un abbigliamento realizzato a mano, artigianalmente, Made in Italy, che sia contro ogni tipo di sfruttamento (che spesso viene effettuato nelle fabbriche dei più o meno grandi marchi commerciali) e che vada a valorizzare il capo per la sua qualità, per la passione e per la cura che ci sono dietro.
Questo pensiero è diventato un po’ più sentito da quando quest’estate mi sono imbattuta nella campagna “Who made my clothes? – I made your clothes” su Instagram e da quando ho acquistato una serie di vestiti a poco e ho fatto caso a quanto fossero rifiniti male, anzi malissimo.


Per questo per la prima volta ho acquistato consapevolmente delle stoffe, immaginando già più o meno cosa può venire fuori da ognuna, stando attenta alla qualità, a quelle che al tatto mi ispirassero, quelle che prima io stessa avrei voluto indossare. E il primo capo che è venuto fuori è un pantalone modello palazzo. Il tessuto è una maglina pesante blu, un po’ mélange. Ed è il primo capo di cui sono veramente soddisfatta. Quando in passato ho realizzato alcune gonne c’era stato sempre qualcosa che non mi tornava, che poi mi ha portato a non indossarle (e non si può pretendere di convincere qualcuno ad accettare una qualsiasi cosa se i primi a non essere convinti siamo noi). Stavolta, invece, so che qualche piccola cosa dev’essere modificata, ma sinceramente il pantalone lo indosserei 24 ore su 24, per la sua comodità e morbidezza.
Sarà il primo di una lunga serie di cose che vedrete realizzate. E chissà, magari anche il mio piccolo sogno da bambina può avverarsi, anche solo un po’..

Claudia

Ps: il link all’inizio è un ritorno ai vecchi post multisensoriali. Vi invito ad aprirlo e ad ascoltare la canzone che ho scelto per questo post mentre leggete.

Buon anno nuovo!

Buon anno nuovo!

C’è un momento nella vita che comprendi tutte le cose che hai sbagliato, vorresti ricominciare per correggerle, vorresti rimettere tutto in ordine, vorresti rammendare le ferite, vorresti ripartire da zero e rivivere una vita migliore di quella che hai vissuto, e pensi al tempo che hai buttato via, ma sei ancora in tempo, ma sei ancora in tempo pensi..sei ancora in tempo per essere felice. Ancora un po’.

(Stefania Sandrelli – A casa tutti bene)

Settembre resta per me sin dai tempi della scuola il primo mese dell’anno. Do a questo mese il compito di aprire una nuova vita, fatta di piccoli cambiamenti. Questo settembre 2018 in realtà è il mese della svolta. Settembre 2018 porta con se davvero l’etichetta di una nuova vita.

Il 2018 è stato un anno pieno, un anno fino ad ora unico. Sono successe tre miliardi di cose, alcune delle cose così personali, così profonde che non possono essere raccontate così apertamente. Altre invece che meritano il loro giusto momento di gloria. Andando in ordine cronologico tre sono state le date che hanno segnato questo anno in modo speciale: 23 aprile, 28 aprile, 22 giugno.

La prima è una data importantissima (vabbè in realtà tutte lo sono), la più attesa di tutte, quasi 21 anni ad aspettare questo momento, che grazie ad una serie di coincidenze, di opportunità è arrivato: la diagnosi per mio fratello Davide. Non so spiegarvi bene cosa sia significato per tutti questi anni dover combattere ma non sapere contro cosa, non conoscere il nemico. Portare avanti battaglie però non poter dare un nome a nessuna di queste. Finalmente il 23 aprile abbiamo avuto tra le mani il nome del nemico e ora si può continuare a lottare ma con una carica in più.

La sindrome di Davide è la MPPH (Megalencefalia – Polimicrogiria – Polidattilia – Idrocefalo), causata da una mutazione nel gene CCND2. Una malattia rarissima, in letteratura scientifica sono descritti solo 14 casi, e Davide attualmente è il più grande (di età) conosciuto.

Dopo un’attesa infinita ecco che anche noi possiamo rispondere con precisione alla domanda “ma Davide che ha?”.

La seconda data è un’altra data che non dimenticherò facilmente. È la data in cui Diego si è inginocchiato e mi ha chiesto di sposarlo, e ovviamente ho detto SI. Faccio ancora fatica a non emozionarmi ogni volta che ci penso. Attualmente siamo insieme da 10 anni e 8 mesi, forse si, era arrivato il momento, ma non me lo aspettavo. Non credevo di poter provare un’emozione così forte, di essere poi travolta da un uragano di gioia, mista a euforia, entusiasmo. Ora è diventato un pensiero fisso. Gli direi quel si ancora miliardi di volte per tutta la vita. E ora avanti tutta ad organizzare il matrimonio.

Terza data, forse quella un po’ più scontata ma pur sempre desiderata e attesa: la mia laurea. Con questa ho sancito la fine del mio percorso di studi. Un percorso duro, con mille sacrifici, ma credetemi indimenticabile, perché è grazie a questo percorso che ho acquisito tanta esperienza, tanta formazione, e ora con questa carica in più posso iniziare una nuova fase della mia vita.

È a settembre che creo sempre un elenco di nuovi/buoni propositi, ma quest’anno fra questi ci saranno anche vecchie e sane abitudini che ho abbandonato con il tempo.

È a questo settembre che voglio dare il compito di far ritornare la vecchia me sempre sorridente, un po’ folle, un po’ impulsiva, ma piena di novità, piena di esperienze diverse, piena di cose belle da progettare e desideri e sogni da realizzare.

È a questo settembre che faccio mettere una X sugli atteggiamenti sbagliati che ho avuto fino ad ora per migliorarmi, per stare bene io, per stare bene con gli altri.

È da questo settembre che mi aspetto di sorridere, e sorridere sinceramente, di più, di ridere di più, di non farmi mangiare da pensieri negativi, di allontanare persone negative (attenzione non cancellarle dalla mia vita, ma almeno non far entrare la loro energia non sempre costruttiva per me nella mia vita), di non crearmi “pippe mentali” stupide, perché ho imparato! Ho imparato che tutto si risolve, che a volte crearsi problemi inutili non serve a nulla, che a volte pensare un po’ più a sé serve tanto, serve a stare bene e a vivere a cuor leggero.

Vi starete domandando “perché hai aspettato tanto?”. Semplicemente non me ne rendevo conto, mi sono lasciata trasportare dal mio flusso, fino ad ora non sempre buono, mi sono lasciata fare dalla me fin troppo concentrata sulle cose da fare, che voleva per forza avere sempre tutto programmato e organizzato, e che entrava in panico quando un qualcosa perturbava i suoi piani, che non accettava una botta di impulsività ogni tanto.

L’ho voluto scrivere questo post, così quando sarò in bilico mi ricorderò di queste promesse che mi sono fatta.

Buon settembre o buon inizio d’anno a tutti!

Claudia

Il gioco della contentezza

✨Il gioco della contentezza ✨: Il signorino qui ha il “cervello a cuoricino”. ❤️

{Affinché sappiate anche voi prendere il bello da ogni cosa, il bicchiere sempre mezzo pieno, un raggio di sole in una giornata nuvolosa. Affinché capiate che nulla accade per caso, che fa parte tutto di un disegno scritto per ciascuno di noi, che a tutto c’è una spiegazione basta cercarla. Affinché impariate a sorridere tra le lacrime, a rimboccarvi le maniche e portare il macigno che ognuno di noi ha con leggerezza. Affinché nonostante tutto ricordiate che non c’è nulla che non può essere superato (credetemi), che c’è sempre qualcuno che sta combattendo una battaglia peggiore della vostra (vale anche per noi eh), affinché possiate ringraziare in ogni momento per quello che avete, che vi sia sufficiente per sorridere di questo ogni giorno.

Che vi sia di insegnamento!}


Claudia

alittleMarket!

alittleMarket!

Come sempre un grande periodo di assenza, come sempre un post non programmato, scritto di getto. Perché qui è un po’ come il “diario segreto” di quando ero piccola, dove segno tutto quello che voglio ricordare. Cose belle e cose brutte, importanti e non, serie e non. Stavolta è toccato ad una cosa seria ed importante, ma non necessariamente brutta anche se ora lo sembra.
Forse non tutti sanno quanto io credo nell’handmade, nel “fattoamanoconamore”, nell’artigianato in particolar modo quello italiano. Ho sempre cercato di regalare qualcosa di fatto a mano, non necessariamente da me, qualcosa che sia stato pensato, sognato, desiderato, studiato e realizzato dal nulla. Qualcosa di unico al mondo, di originale, di particolare, di speciale. Ho sempre cercato di diffondere questo credo, questo stile che sa di bello, di buono, di genuino. E avevo trovato tutto questo in alittleMarket (da ora qui abbreviato ALM), piattaforma di vendita online, ma anche community di creative che credono, come me, in tutto questo.

Parlo al passato perché in settimana è arrivata la triste notizia che purtroppo ALM chiude. E chiude in così poco tempo che nessuno di noi ha avuto modo di realizzare ancora. Ci credevo io piccola creativa, e ci credevano le big.

(Questo era il mio negozio!)

Mi ci ero iscritta il 21 marzo 2014, ormai 3 anni fa, dopo attente valutazioni, mille interrogativi e poi la realtà di ALM aveva avuto la meglio sulle altre. Io avevo deciso di fare di più e fare meglio in questo periodo, stavo facendo il possibile per rendere il mio spazio un negozio online “serio” (si fa per dire), lo stavo risistemando a mia immagine, ci stavo spendendo energie e forze. E non mi aspettavo che proprio ora sarebbe andata così. Ma chissà, chiusa una porta si apre un portone, forse quest’esperienza serve solo a capire che bisogna fare ancora di più, che è necessario non far mai morire queste energie positive che ognuno di noi, ogni piccolo creativo o artigiano ha apportato ad ALM e che ora devono confluire verso nuovi progetti, che non facciano morire l’artigianato italiano. Ci rincontreremo da qualche altra parte, ma nel frattempo ringrazio chi ha reso possibile questo bellissima esperienza e chi mi ha supportato e seguito lì.

Claudia

Tresse.

Le collane “Tresse” (francese, Treccia) nascono dalla voglia di innovazione e ritorno al passato. Nascono dalla scoperta di nuovi materiali che si adattano perfettamente alla creazione di bijoux, senza bisogno di inamidare il cotone e impedendo gli srotolamenti antiestetici dei filati.

Le nuove collane “Tresse” uniscono due amori: l’amore primordiale per la bijoutteria e quello più recente per l’uncinetto. I filati sono in viscosa lucida o viscosa e lamé, e rendono la collana ancora più preziosa.

Le collane “Tresse” sono un nuovo progetto, studiato attentamente e nel dettaglio, desiderato fortemente, e realizzato tra l’ansia di un nuovo inizio e la trepidazione che questo ha comportato.

I giusti abbinamenti tra i colori, l’accostamento di pietre dure, l’osservazione delle nuove tendenze. Tutto per rendere le collane un’idea nuova, concreta, funzionante.

Le prime collane “Tresse” disponibili le trovate, con tutti i dettagli, online sul mio shop ALM. Ma rimanete sempre sintonizzati, perché ne arriveranno sempre di nuove.

Bronzo Chiaro e Blu Lamé

Rosa Salmone e Rosa Chiaro Lamé

Bianco e Verde Chiaro

Beige e Bordeaux

Claudia.

Non fate  o m b r a.

– Feeling the Light –
Lasciale scivolare le cose. Ci sono cose più importanti a cui pensare, cose più belle e più serie, cose più tenere, cose più graaaandi. Lasciale scivolare e scorrere per essere più forte, per fare esperienza, per costruire la corazza. Lasciale scivolare come gocce di pioggia sui vetri delle finestre: bagnano ma è un attimo e poi vanno giù. Lasciale andare via lontano lontano e lascia spazio ad altro nella vita, perché ad arrabbiarsi e rattristarsi, a pensarci troppo si toglie tempo alla bellezza e alla felicità della vita. 

Claudia.

Napoli Creattiva 2016.

Napoli Creattiva 2016.

Napoli Creattiva, la mostra dell’artigianato e della creatività, arriva ogni anno a deliziarci e come ogni anno non potevamo mancare. Questa sesta edizione è stata una delle più belle. Abbiamo trovato tanti progetti nuovi, materiali particolari, che qui nei dintorni non abbiamo. Abbiamo avuto l’opportunità anche questa volta di conoscere nuovi espositori, di ricevere consigli e ispirazioni, di poter osservare da vicino nuove idee. E come sempre di poter assaporare un po’ l’aria di Natale in anticipo, ma che non fa mai male.

Noi eravamo quelle che “questa volta non compriamo niente, solo il necessario”, questo perché, dopo una grande sistemazione di tuuuutto il materiale creativo in una decina di scatoloni circa,possiamo dire che c’è tanta tanta roba in attesa di essere utilizzata e di prender forma.

Ma (c’è sempre un ma!) non potevamo proprio lasciare lì alcune cosine, giusto due cosine, quindi vi lascio alle foto e ai contatti (metto per praticità l’indirizzo delle pagine Facebook) dei venditori così se siete interessati potete direttamente mettervi in contatto con loro.

Per cominciare, ho comprato una fustella per la Big Shot per realizzare roselline in due misure e i piatti di ricambio. Per chi non la conoscesse, la Big Shot è la macchina della Sizzix che serve per intagliare forme precise e definite su vari materiali, dalla carta alla stoffa, al feltro e anche alla pelle. Utilissima per la realizzazioni di progetti di cucito creativo o progetti di scrapbooking. Questi due prodotti li ho acquistati da NECCHI Avellino, da cui ho già acquistato in passato altre fustelle.


Queste miniature di legno sono semplicemente adorabili. Lo stand di Miniature d’arte è stato una bella scoperta. Tutte miniature e sagome in legno, a tema natalizio e non, ideali anche per composizioni come questa che ho preso io, tema sartoria, da decorare e appendere nella mia camera, ma simpaticissime anche da realizzare e regalare per Natale o per qualsiasi altra occasione.


Non potevano mancare stoffe. Ne abbiamo già tante a casa, non so ancora quando riuscirò ad usarle tutte, ma questa natalizia così carina non potevamo lasciarla lì. E poi novità delle novità (forse non è più una novità fresca fresca, ma per me lo è) la stoffa lavagna: signori su questa stoffa si può scrivere con il gesso, cancellare e riscrivere proprio come su una vera lavagna. Una chicca!

Altra novità che ci siamo portate a casa sono questi filati che Fili e Forme ha chiamato Bliss, con cui realizzare accessori e bijoux all’uncinetto. Questo stand per me è stato uno dei più belli, con persone educate, gentili e disponibilissime. Spero di realizzare quanto prima qualcosa con questi filati, in modo da poter prenderne altri.

Cominciamo con i filati che quest’anno non potevano assolutamente mancare. Ne abbiamo già tanti a casa, ma non sono mai abbastanza. Questi due sono in lana microfibra (quella che stiamo usando più spesso ultimamente), grigio e rosa cipria, presi da Il filo di Arianna, da cui ogni anno prendiamo sempre qualcosina.


Altri filati, stavolta in lana pura e lana lavorata, e altro stand splendido, dove per me splendido significa principalmente gestito da persone che sanno trasmettere idee e conoscenze, con gentilezza e passione. Ecco qui da Merceria Claretta ho trovato delle persone squisite, addirittura Clara mi ha spiegato e scritto  uno schema al volo. Strepitosa e gentilissima. (In più ottimo rapporto qualità prezzo).


Lo stand di Mavi è stato anche questo una bella scoperta, tanti cordoncini, fettuccia e lana per le borse, con ottimi prezzi e tanti prodotti innovativi. Da loro ho preso la fettuccia in tulle blu e il cordoncino tortora.


Infine abbiamo preso un cordoncino per le borse e il manico abbinato da Infilando, scoperto alla scorsa edizione con materiali per borse molto innovativi e quindi non potevamo mancare nemmeno stavolta.

Ancora una volta vi dico che è una mostra da non perdere, e lo dico ai creativi e non perché a prescindere da tutto è una mostra molto bella e chissà che non siate rapiti anche voi dall’aria crafty che si respira lì.

Claudia.